BIBLIOTECA NAZIONALE UNIVERSITARIA DI TORINO

Mostra virtuale - La Reggia della Venaria

La Reggia della Venaria nelle immagini di alcuni esemplari posseduti dalla Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino: incisioni, vedute, ritratti.

MOSTRA VIRTUALE

La Biblioteca Nazionale di Torino, prendendo spunto dalla riapertura della residenza sabauda, rende omaggio alla Reggia della Venaria attraverso preziose testimonianze dell’iconografia barocca, sulle prime fasi della sua edificazione e su scene di vita di corte tra il XVII e il XVIII secolo.

A tal fine si sono individuati, tra i volumi posseduti, l’opera di Amedeo Castellamonte, Venaria Reale palazzo di piacere, e di caccia, ideato dall'altezza reale di Carlo Emanuel 2. disegnato, e descritto dal conte Amedeo di Castellamonte l'anno 1672. - In Torino: per Bartolomeo Zapatta, 1674., il Theatrum Statuum Regiae Celsitudinis Sabaudiae Ducis, Pedemontii Principis, Cypri Regis. - Amstelodami: Haeredes Blaeu, 1682, e le Regiae Villae poetice descriptae; et Regiae Celsitudini Victoris Amedei II Sabaudiae, et Montisferrati Ducis, Pedemontij Principis, Cypri Regis, &c. dicatae. Apposita Poematum, & Epigrammatum appendice. - Augustae Taurinorum: ex typographia Pauli Mariae Dutti, & Ioannis Iacobi Ghringhelli Soc., 1711., di Camillo Maria Audiberti. Di esse si traccia una breve cronaca editoriale.

Il Castellamonte fa ricorso all’artificio letterario del dialogo per descrivere la Reggia a un immaginario interlocutore, Lorenzo Bernini. La pubblicazione fu realizzata dal tipografo Bartolomeo Zapatta nel 1674. Negli anni precedenti, intorno al 1658, il duca Carlo Emanuele II aveva affidato all’architetto regio, conte Amedeo di Castellamonte, il progetto per una residenza che fosse in condizione di ospitare la Corte durante le battute di caccia, e che, nel contempo, apparisse così grandiosa da contendere alle altre Ville di corte europee il primato quanto ad ampiezza e stile. Era desiderio del duca, infatti, edificare una dimora che conferisse prestigio politico a sé e alla consorte, la Duchessa Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours. Mediante questo lavoro editoriale, l’architetto del Duca, pur onorando le attese del suo principe, intendeva, non di meno, celebrare la propria creazione architettonica.

L'opera, tra le più importanti iniziative editoriali del XVII secolo anche, non a torto, la più prestigiosa dal punto di vista tipografico del Barocco in Italia, descrive nei dettagli il palazzo e il borgo della Venaria. Lo splendido corredo di immagini che arricchisce il volume contiene, nella prima parte, le suggestive tavole incise da Georges Tasnière e disegnate da Francesco Baroncelli, e rappresenta il complesso della Venaria con i suoi giardini impreziositi da sculture, tempietti e splendide fontane; la seconda parte include le tavole, disegnate da GiovanBattista Brambilla su dipinti di Jan Miel, Charles Dauphin e fratelli Dufour: questi capolavori dell'arte barocca decoravano gli appartamenti ducali e la Reggia di Diana, secondo regole iconografiche suggerite da Emanuele Tesauro, umanista e rètore di corte.

Il Duca aveva concepito il piano editoriale con il preciso intento di presentare la residenza sabauda alle altre Corti europee, dedicandolo alla consorte, seconda Madama Reale e madre di Vittorio Amedeo II. La vicenda editoriale si era conclusa nel 1679, dopo una pausa per la morte di Carlo Emanuele II. L’esemplare posseduto dalla Biblioteca fu pubblicato a Torino da Bartolomeo Zapatta nel 1674: questa edizione di cui si mostrano alcune incisioni, si presenta con legatura in cuoio del XVII secolo, impressioni e fregi in oro, labbri decorati. Sul frontespizio figura una nota di possesso manoscritta e un timbro di possesso cancellato. Dopo l’ultima carta, si trova un inserto cartaceo manoscritto.

 

reg_01r-Maria Giovanna Battista Duchessa di Savoia-Nemours   reg_02r-Scena con decorazioni di cani da caccia e cervo   reg_03r-Venaria Reale. Pianta del complesso della Reggia della Venaria   reg_04r-Venaria Reale. Tempio di Diana   reg_05r-Venaria Reale. Disegno del giardino   reg_06rVenaria Reale. Una delle otto fontane del giardino basso-   reg_07r-Venaria Reale. Una delle otto fontane del giardino basso   reg_08r-Venaria Reale. Veduta delle scale delle grotte e della fontana d’Ercole   reg_09r-Venaria Reale. Due dei quattro schiavi mori che sono avanti la facciata del Palazzo   reg_10r-Venaria Reale. La facciata del Palazzo Regia di Diana   reg_11r-Venaria Reale. Parte interiore della Sala con i suoi ornamenti di pitture e scolture   reg_12r-Venaria Reale.Facciata della Citroniera   reg_13r-Venaria Reale. Cortile delle scuderie e chienili   reg_14r-Venaria Reale. Una delle otto fontane del giardino basso   reg_15r-Venaria Reale. Una delle otto fontane del giardino basso   reg_16r-Venaria Reale. Una delle otto grotte che sono compartite di longo il giardino basso   reg_17r-Venaria Reale. Caccia del cervo   reg_18r-Venaria Reale. Caccia dell’orso   reg_19r-Venaria Reale. Il lasciar correre   reg_20r-Venaria Reale. Ritratto equestre di Henrietta Adelaide di Savoia Duchessa elettorale di Baviera e Ferdinando Maria Elettore e Duca di Baviera   reg_21r-Venaria Reale. Morte del cervo   reg_22r-Venaria Reale. La curea

 

Un altro testo seicentesco, suggestiva fonte iconografica e documentaria inerente al territorio del Piemonte e alle residenze sabaude, è il Theatrum Sabaudiae, stampato ad Amsterdam nel 1682. In esso, trova spazio un’ampia descrizione della residenza della Venaria. A valorizzare l’opera sul piano artistico contribuiscono gli splendidi disegni di Tommaso Borgonio. La decisione di pubblicare il Theatrum Sabaudiae non nasce, tuttavia, esclusivamente dalla volontà di soddisfare la vanità dei regnanti, ma dal proposito di far conoscere il Piemonte, all’epoca poco noto sulla scena internazionale. La scelta del titolo, Theatrum, esprime l’intenzione di fornire una rappresentazione scenica di gusto barocco degli stati sabaudi. Di quest'opera si conoscono sei edizioni: due in lingua latina, due in francese, due in olandese. La prima edizione, in latino, fu impressa ad Amsterdam dagli eredi di Ioan Blaeu, nel 1682. Con essa, Giovanna Battista di Savoia-Nemours, duchessa reggente, dopo la morte di Carlo Emanuele II, desiderava sancire la celebrazione di una dinastia, sovrana di un territorio modesto al confronto di altre case regnanti, qual era all'epoca quella dei duchi di Savoia.

Di questa prima edizione (1682), la Biblioteca Nazionale possiede un esemplare: si presenta con legatura in pergamena del XVII secolo e reca sui piatti fregi e filetti impressi in oro e a secco e tagli dorati. Contiene tavole incise di notevole interesse, di cui presentiamo, in questa sede, alcune immagini. La seconda edizione è stata pubblicata all’Aja da Adriaen Moetjens nel 1697, con  testo  olandese. La terza, Théatre des états de son altesse Royale le Duc de Savoye..., in lingua francese, fu stampata all’Aja nel 1700, dallo stesso Moetjens, con molte più tavole rispetto all'edizione del 1682 e un ritratto di Vittorio Amedeo II.

 

reg_23r-Venaria Reale. Il castello   reg_24r-Venaria Reale. Veduta a volo d’uccello della Piazza dell’Annunziata   reg_25r-Frontespizio del primo volume del Theatrum Sabaudiae   reg_26r-Venaria Reale. Fontana d’Ercole   reg_27r-Venaria Reale. Il tempio di Diana

 

Diffondono una visione attraente della sovranità e della sua grandiosa espansione, dal primitivo insediamento ai successivi piani di sviluppo della città, le tavole incise e raccolte nell’opera le Regiae Villae del gesuita, professore universitario Camillo Maria Audiberti nel 1711. Di questo volume si è scelto di mostrare l’antiporta calcografica incisa da Georges Tasnière, su disegno di Domenico Piola: essa rappresenta un'immagine allegorica della città di Torino. L’esemplare posseduto fu stampato a Torino nel 1711 dai tipografi Paolo Maria Dutto e Giovanni Ghiringhelli. E’ in legatura in cuoio del XVIII secolo e presenta, sul dorso, fregi impressi in oro e tagli spruzzati di rosso. Sul verso della carta di guardia posteriore reca una nota manoscritta di possesso risalente al 1876 e sul retro della carta di guardia anteriore un’etichetta con lo stemma della Mandria e un ex-libris Schwerdt sul contropiatto anteriore. Contiene dieci tavole incise in gran parte da Georges Tasnière e Antoine de Pienne, riproducenti vedute prospettiche delle tenute e dei castelli sabaudi di Torino e del Piemonte.

 

reg_28r-Allegoria della città di Torino

 

 

 

 

 

La realizzazione della mostra è di Francesca Donat-Cattin

Si ringraziano, per la gentile collaborazione, i colleghi:

Grazia Gallo, Giuseppina Mussari, Franca Porticelli, Salvatore Amato, Lucia Frattarolo, Francesca Dorna Metzger

Alberto Fardin, pubblicazione web

Gianpietro Tito, fotografo