BIBLIOTECA NAZIONALE UNIVERSITARIA DI TORINO

Guida didattica alla Biblioteca

MAX KLINGER, Lezione di scrittura di Simplicius, acquaforte, Monaco, 1881 

 

Biblioteca: definizione

Il termine biblioteca deriva dal greco βιβλιοv (pron. Biblìon) e ϑηκη (pron.téke). 
βιβλιοv è  il termine greco che indica il rotolo di papiro (per estensione, il libro), mentre ϑηκη significa  luogo di deposito o raccolta (di libri). I βιβλιοϑηκαι (pron. Bibliotékai) erano, per gli autori classici, i mobili in cui libri venivano collegati tra loro.

Nel corso del tempo, questi depositi si sono trasformati fino a  costituire vere e proprie biblioteche, ovvero luoghi che custodiscono volumi e documenti per la consultazione, la lettura e lo studio.

 

La Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino

Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino La Biblioteca Nazionale Universitaria occupa attualmente l’area destinata un tempo alle scuderie dei principi di Carignano e in epoca ottocentesca da uffici ministeriali, in piazza Carlo Alberto, di fronte al Museo del Risorgimento. Delle ex scuderie di palazzo Carignano l’edificio, ricostruito interamente tra il 1958 e il 1973, conserva la facciata, realizzata dall’architetto Filippo Castelli nel 1790.

La biblioteca nasce per volontà di Vittorio Amedeo II di Savoia;  nel 1720, diede vita alla Regia Biblioteca Universitaria, in cui raccoglie e unifica i tre principali fondi librari della città: i libri del Comune (allocati già dal 1714 nella vecchia sede universitaria in via Po), la raccolta della Regia Università e quella ducale, in parte ricostituita da Emanuele Filiberto,  con il proposito di metterli a disposizione del pubblico.

Se Emanuele Filiberto aveva provveduto ad acquistare opere provenienti da Venezia e Lione, Carlo Emanuele I arricchisce la raccolta di manoscritti greci ed ebraici ed incamera i fondi manoscritti dell’abbazia di Staffarda, per lo più codici del 12. e 13. secolo.

Ad Amedeo Peyron si deve invece l’acquisizione di  numerosi manoscritti del monastero di S. Colombano di Bobbio, che vanno ad aggiungersi ai codici bobbiesi già presenti tra le raccolte della biblioteca ducale. Preziose donazioni di edizioni aldine giungono per volontà di Carlo Alfieri di Sostegno (un migliaio circa) e numerosi documenti di storia piemontese arrivano in dono da Cesare Saluzzo. Di notevole pregio e interesse le collezioni di incunaboli (1600) che costituiscono una testimonianza straordinaria dei primi passi  della stampa in Europa e la collezione di 3.700 manoscritti in diversi alfabeti, anche orientali ed ebraici. Spicca per interesse e pregio la raccolta di cinquecentine (circa 6.000 edizioni), tra cui si distingue per valore e importanza un’edizione della Bibbia poliglotta, stampata da Christophe Plantin ad Anversa nel 1569. Oltre ai disegni, alle lettere, alle incisioni, e alle  carte geografiche la Nazionale possiede alcuni fondi digitali.

La nuova istituzione intraprende il lavoro di schedatura dei  manoscritti, pubblicandone il catalogo e incrementa il già ricco patrimonio di libri a stampa grazie al deposito delle opere da parte di stampatori e  autori, a cospicui doni e all’acquisto di svariati fondi. La consistenza e il valore delle sue raccolte ottengono che l’Istituto, al momento della riorganizzazione delle biblioteche italiane, avvenuta nel 1876, venisse incluso tra le biblioteche nazionali.

Nella notte tra il 25 e il 26 gennaio 1904 un furioso incendio devasta gli antichi locali della biblioteca siti, prima del 1973, in via Po, provocando danni gravissimi ai manoscritti (il fondo manoscritto della biblioteca comprendeva fino a quel giorno non meno di 4.500 manoscritti): ancora oggi, a distanza di più di un secolo, è in corso un progetto di recupero di tutto il materiale manoscritto lesionato nell’incendio. Parte di questo patrimonio verrà rimpiazzato da cospicue donazioni da parte di privati e istituzioni tra cui incunaboli, incisioni, carte geografiche per un totale di 45.000 tra volumi e documenti: da segnalare tra questi gli  incunaboli ebraici usciti in gran parte dalla bottega della famiglia di Joshua Salomon Soncino.

Il barone Alberto Lumbroso farà dono di 26.000 volumi, stampe e manifesti dell’età napoleonica. Nel 20. secolo proseguono le acquisizioni di fondi rari e preziosi: particolare importanza, oltre al ricco dono Lumbroso, la biblioteca Cavaglià-Cossato, ricca di carte geografiche e incisioni e il dono del geografo Guido Cora, nel 1917, della sua notevole cartoteca.

La biblioteca, tra il 1927 e il 1930, si fa carico di ricostituire la biblioteca musicale di Giacomo Durazzo, consistente in manoscritti e stampe musicali del 16-18. secolo, contenenti autografi di Vivaldi, Stradella e Frescobaldi: la Raccolta Mauro Foà (costituita da 87 manoscritti e 66 opere a stampa) e la Raccolta Renzo Giordano (comprendente 167 manoscritti e 145 opere a stampa), diverranno celebri presso i musicologi di tutto il mondo. Un’altra raccolta è la Raccolta Foà-Giordano, non legata però alle due precedenti benché il nome faccia supporre il contrario. La Riserva musicale inoltre conta tra i suoi pezzi manoscritti e stampati giunti dalla Libreria Ducale il Codice di Staffarda, il Cancionero de Turin e un trattato sull’arte della danza, il Ballarino, stampato a Venezia nel 1581.

Di grande interesse è pure la recentissima donazione (2012) di un ricchissimo fondo sulla storia del balletto, il Fondo Gianni Secondo, critico teatrale di Stampa Sera oggi scomparso.

Nel 1936, essendosi accresciute a dismisura le raccolte, si pensa di trasferire in una nuova sede la biblioteca.

Prima che ciò possa avvenire, l’8 dicembre 1942, un bombardamento distrugge un’ingente quantità di volumi (15.000 circa), tra cui vari atlanti antichi corredati di mappe, oltre che consistenti porzioni del catalogo generale.

La sezione manoscritti e rari progetterà, in quella occasione, una vasta opera di restauri.

Nel 1957 inizia l’edificazione dell'attuale sede di piazza Carlo Alberto che termina nel 1973.

Oggi la biblioteca incrementa il suo patrimonio nel campo delle scienze letterarie e storiche ed è impegnata in progetti per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio antico; è sede dal 2008 dell’Archivio regionale delle pubblicazioni edite in Piemonte e consultabili in sede.

Nel 1975 la gestione dell'Istituto passa dal Ministero della Pubblica Istruzione al Ministero dei beni culturali e ambientali, oggi Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

 

 

L’edificio 

Atrio L’edificio ha uno sviluppo verticale: al piano terreno si trovano i tornelli per l'ingresso e l’Ufficio accoglienza presso cui gli utenti possono registrarsi per l’ingresso libero e gratuito in biblioteca. Accanto, nella medesima area,  si trovano attualmente una sala mostre e un laboratorio didattico.

Sullo stesso piano, un’altra sala adibita a luogo di esposizioni. L’ampio auditorium (o sala congressi) è situato al piano seminterrato.

              Sala mostre                 Auditorium VIVALDI  

  

Al primo piano si trovano l’ex sala periodici, attualmente sede della Fondazione Firpo e dell'Associazione Amici della Biblioteca, e gli uffici della catalogazione moderna, deposito legale, acquisti e doni, valorizzazione, servizi educativi e rapporti con l'università.

Al secondo piano, raggiungibile anche con quattro ascensori, si trovano gli uffici della direzione e della segreteria, i cataloghi cartacei e on line, la distribuzione, le sale di lettura e di consultazione, la sala a scaffalatura aperta, la sala di lettura e il deposito manoscritti e rari.

 

Biblioteca: uso

Sala di letturaSe non si cerca nulla di particolare, ma si desidera soltanto sapere cosa la biblioteca può offrire, lo “scaffale aperto”, ormai diffuso in tutti i generi di biblioteche, sarà molto utile: la sala è stata inaugurata all’inizio del 2012 ed espone le pubblicazioni pervenute dal 2008 in poi.

Qui il materiale bibliografico è a portata di mano, ordinato sugli scaffali secondo il sistema di classificazione per materie Dewey e consente  di ordinare i testi secondo la disciplina, con successive specificazioni fino a scendere ad argomenti sempre più particolari: il principio è che a ogni libro diverso viene assegnato un certo numero. Poi ci sono gruppi principali e sottogruppi per cui ciascun libro riceve un suo posto molto preciso.

Sala a scaffalatura apertaPer orientare il pubblico nella ricerca, la biblioteca mette a disposizione degli utenti alcuni pannelli esplicativi per facilitare la ricerca a scaffale: una volta individuata la zona dedicata alla disciplina prescelta,  si potranno prelevare i volumi dagli scaffali per la lettura, lo studio o la semplice consultazione. 

Se si cercano invece informazioni più specifiche  su un argomento, oltre a scorrere lo “scaffale aperto”, dove i testi sono ordinati secondo la disciplina di appartenenza e direttamente accessibili, è consigliabile consultare i  cataloghi.  Se infatti la posizione di  un documento, all’interno di una disciplina, dovesse risultare poco indicativo ai fini della ricerca, i cataloghi, nei quali invece si moltiplicano le possibilità di accesso ad un medesimo documento, aiuteranno a  rintracciare il testo tra tutte le opere e i documenti posseduti dalla biblioteca e non sempre collocati nello “scaffale aperto”.

La biblioteca dispone di cataloghi  cartacei (a schede) e cataloghi informatizzati (Comperio per base dati piemontese ed SBN nazionale), questi ultimi costituiti da basi di dati consultabili attraverso un computer. In rapporto all’elemento scelto per l’ordinamento delle schede, sarà possibile consultare il catalogo per autori, il catalogo per soggetti oppure il catalogo ordinato per classi o materie (Dewey).

La biblioteca riceve il materiale bibliografico per dono, diritto di stampa, per acquisto: tale materiale viene inventariato, catalogato, collocato e cartellinato.

 

Servizi

Accesso e iscrizione

Per accedere alla Biblioteca Nazionale di Torino è necessario aver compiuto sedici anni (se di età inferiore, è possibile entrare accompagnati da un adulto), presentare un documento d'identità e comunicare i dati personali richiesti dal personale addetto.
Gli utenti sono tenuti a depositare in appositi armadietti borse, cartelle ed altri oggetti che non siano strettamente necessari o che possano creare disturbo all'attività di consultazione e di studio.

 

Consultazione e lettura

Le sale di consultazione e di lettura sono a disposizione del pubblico e l’accesso è libero. Gli utenti possono portare e consultare in queste sale libri e riviste conservati in magazzino e già richiesti al banco della Distribuzione.  Complessivamente le sale sono corredate di opere di consultazione generale e speciale cui ha libero accesso praticamente tutto il pubblico; viceversa per la sala rari è consigliabile presentare una lettera di autocertificazione che attesti la qualifica degli studiosi e i motivi della consultazione, i laureandi sono ammessi previa consegna di una lettera di presentazione da parte di un docente universitario.

 

Orientamento e servizio di informazioni bibliografiche

Il bibliotecario e, in generale, il personale addetto ai vari settori della biblioteca, fornisce informazioni sui servizi della biblioteca e orienta il pubblico verso i settori più adatti a specifici bisogni. Ciò avviene, in particolare, all'ingresso della Biblioteca, nell'Ufficio di accoglienza.

Il servizio di Informazioni bibliografiche è situato nella Sala di consultazione. I bibliotecari offrono assistenza nello svolgimento delle ricerche bibliografiche, nella localizzazione di risorse documentarie sui cataloghi e nell'orientamento verso altri servizi bibliotecari. Nelle sale sono disponibili quattro computer collegati con il catalogo elettronico on line Comperio che permette di recuperare i dati su tutto il materiale pervenuto in Biblioteca dopo il 1990, e su parte dei fondi precedenti.

 

Distribuzione e prestito

Le pubblicazioni collocate in magazzino vanno richieste utilizzando l'apposito modulo cartaceo, reperibile nella sala della distribuzione  anche nelle Sale di consultazione. Per compilare il modulo occorre conoscere i dati essenziali dell'opera richiesta, in particolare la collocazione (o segnatura), che va trascritta con la massima chiarezza. Si compila un modulo per ogni pubblicazione richiesta, salvo che non si tratti di più volumi di una medesima opera o di più annate dello stesso periodico. E' possibile richiedere un massimo di 5 opere. La richiesta è ripetibile più volte nell’arco della durata del servizio di distribuzione.  Il numero di documenti richiedibili può essere eccezionalmente aumentato, per necessità particolari, se si tratta di periodici. Il servizio di Distribuzione è attivo dal lunedì al giovedì dalle 8.30 alle 18.00 e il sabato dalle 8.30 alle 13.00.

Il prestito dei libri è libero e gratuito. Sono esclusi dal prestito i libri conservati dalla Biblioteca a titolo di Deposito Legale, i periodici, le opere di consultazione, le tesi di laurea, le opere di particolare pregio e rarità o in precario stato di conservazione.

Possono essere prese in prestito fino a tre opere (per un massimo di cinque volumi) per volta. Il prestito dura trenta giorni e può essere prorogato per altri quindici, a condizione che l'opera non sia stata prenotata da un altro utente.  La proroga deve essere richiesta almeno un giorno prima della scadenza.

 

Prestito interbibliotecario e fornitura di documenti

Nel caso che un libro o un periodico non sia disponibile né presso la Biblioteca Nazionale né presso altre biblioteche torinesi, l'utente può servirsi del servizio di prestito interbibliotecario e fornitura di documenti. Possono essere prese in prestito le monografie, e può essere richiesto l'invio di riproduzioni di brevi parti di monografie o articoli di periodici.

 

 

Breve storia del libro 

Il libro: definizione 

Il libro: definizione Il termine libro [s. m., dal lat. liber –bri] indicava  la parte interna della corteccia che, una volta disseccata, veniva impiegata come materia scrittoria; tale vocabolo che in origine significava appunto anche "corteccia", in seguito ha assunto il significato di "opera letteraria". Per libro s’intende anche l’insieme di fogli della stessa misura, stampati o manoscritti, e cuciti insieme così da formare un volume, fornito di copertina o rilegato.

  

Le parti del libro

Le parti del libro - capitello: bordatura applicata sul dorso di un volume rilegato. Può essere di pelle o di tessuto;
- cerniera: elemento di
congiunzione tra i piatti ed il volume;
- colophon: elemento
normalmente posto alla fine del libro, che fornisce informazioni circa la sua pubblicazione oltre ad altre informazioni bibliografiche;
- controguardia: la carta che viene incollata sulla parte interna del piatto e consente il definitivo ancoraggio della coperta al blocco del testo;
- coperta: elemento che ricopre il libro rilegato e lo protegge. Può essere di vari materiali quali pergamena e cuoio nel libri antichi e cartone in quelli moderni;
- cuffia: risvolto di pelle (o anche di tela o carta) alle due estremità del dorso del libro.
- dorso: parte della coperta che protegge le pieghe dei fascicoli, visibile quando il libro è posto di taglio;
- foglio di guardia: foglio inserito tra la legatura ed il libro. Può essere bianco come marmorizzato e sono normalmente realizzate con un tipo di carta differente rispetto a quella usata per il resto del libro;
- frontespizio: pagina posta all'inizio di un libro ove sono solitamente riportati l'autore, il titolo ed ulteriori note tipografiche;
- incipit: la formula che indica l'inizio del testo, in caso di divisioni del libro in più parti, possono essere presenti più incipit;
- piatto: supporto rigido della legatura;
- piede: parte inferiore del libro;
- rimbocco: lembo del rivestimento dei piatti della legatura;
- risvolto: parte della coperta che eccede le dimensioni del piatto che viene ripiegata al fine di proteggerne il taglio;
- sopraccoperta: foglio utilizzato per proteggere la copertina, normalmente per i libri con copertina cartonata;
- taglio: superficie dei fogli visibile quando il libro è chiuso;
- unghiatura: parte dei piatti che sporge oltre il margine dei fogli per proteggerli;

 

La scrittura

La scrittura è un sistema di segni che consente di trasmettere e conservare le informazioni;  ha cominciato a svilupparsi tra il 7. e il 4. millennio a.C. in forma di simboli, diventati poi un insieme di ideogrammi o pittogrammi. Le più antiche forme di scrittura conosciute erano quindi principalmente logografiche. In seguito è emersa la scrittura sillabica e alfabetica (o segmentale).

Papiro: rotolo I supporti scrittorii

L'oggetto libro subì nel corso del tempo notevoli cambiamenti dal punto di vista materiale e strutturale. La scrittura trovò in origine vari supporti, tra cui le tavolette d’argilla (sumere e micenee), i cocci fittili greci, le cortecce di albero, le tavolette cerate, per citare i più noti. I più antichi esemplari di libro si presentavano sotto forma di volumen o rotolo per lo più scritti a mano su papiro*.

Dal 2. secolo compare un nuovo tipo di supporto scrittorio: la pergamena**.

Il libro in forma di rotolo consisteva in fogli preparati da fibre di papiro (phylire) disposte in uno strato orizzontale (lo strato che poi riceveva la scrittura) sovrapposto ad uno strato verticale (la faccia opposta). I fogli così formati erano incollati gli uni agli altri lateralmente, formando una lunga striscia che poteva avere alle estremità due bastoncini (umbilici) sui quali veniva arrotolata. La scrittura era effettuata su colonne, generalmente sul lato del papiro che presentava le fibre orizzontali. Non si hanno molte testimonianze sui rotoli di pergamena, tuttavia la loro forma era simile a quella dei libri in papiro. Gli inchiostri neri utilizzati erano a base di nerofumo e  gomma arabica.

Pergamena: codice Dal 2. secolo in poi comincia a diffondersi una nuova forma di libro, il codice, sia in papiro che in pergamena.

La vecchia forma libraria a rotolo scompare in ambito librario.

Nel Medioevo si fanno strada alcune innovazioni: nuovi inchiostri ferro gallici e, a partire dalla metà del XIII secolo, la carta***.

Il prezzo molto basso di questo materiale, ricavato da stracci e quindi più abbondante della pergamena, ne favorisce la diffusione. Ma bisognerà attendere la seconda metà del 15. secolo per incontrare il processo di stampa attribuito al tedesco Johann Gutenberg.

 

*Il papiro

Il papiro Il papiro si ricava da una canna di palude che cresce in zone dove l’abbondante presenza di acqua è associata al clima piuttosto caldo. Ciò agevola la crescita del vegetale che può raggiungere un'altezza di 2 o 3 metri. E’ ancora presente nel delta del Nilo, dove ha avuto origine il suo utilizzo come materiale scrittorio.

Le più antiche notizie su questo impiego del papiro risalgono alla prima dinastia dell'Egitto protodinastico.

Il papiro ha rappresentato la prima superficie flessibile e leggera per la scrittura e, grazie ad esso, gli scribi egizi poterono passare dalla scrittura geroglifica alla grafia corsiva detta ieratica, o demotica (popolare).

Questo materiale venne esportato in tutto il bacino del Mediterraneo e fu su rotoli di papiro che le opere di Omero trovarono la loro prima forma scritta.

  

**La pergamena  

Officium et Missa Sanctissimae Sindonis, manoscritto membr., sec. 16 (Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino) La pergamena, conosciuta col nome di cartapecora o carta pecudina era inizialmente fabbricata a Pergamo, in Asia minore. Costituita da pelle di montone, di bue o di capra ben raschiata, veniva immersa in acqua calda per la sgrassatura. Una volta asciugata, passava alla conciatura, effettuata con creta in polvere, e infine pulita con pietra pomice. La superficie così ottenuta si prestava alla scrittura su entrambi i lati. La pergamena fu inizialmente utilizzata per scrivere lettere, documenti, brevi note; più tardi fu usata anche per la confezione di libri. Nel mondo antico non godette di molta fortuna a causa del prezzo elevato rispetto a quello del papiro. Aveva, però, il vantaggio di una maggiore resistenza e la possibilità di essere prodotto senza le limitazioni geografiche imposte dal clima caldo per la crescita del papiro.

 

  

***La carta 

Un'antica cartiera cinese L’ avventura della carta è piuttosto curiosa e complessa.
Si è tentati di evocare il progredire delle tecniche legate alla produzione della carta, così come si ricordano le mitiche “vie della seta”, insieme con tutte le fantasticherie sulle interminabili teorie di carovane partite dalla Cina, dove la carta esisteva almeno dal 2. secolo dopo Cristo; eppure, non è soltanto questione di commercio, esportazione, o simili; si tratta piuttosto di un fatto più immateriale, e cioè di abilità e di tecnica che, subito dopo l’Asia, interessò anche il mondo arabo. Nel corso di una spedizione militare, furono proprio gli arabi ad arrestare nel 751 due fabbricanti di carta cinesi che impiantarono una cartiera, rimasta a lungo segreta, a Samarcanda.

L’Europa occidentale, toccata più tardi dall’ingresso della carta, non avrebbe assistito a un così rapido e prodigioso sviluppo della stampa, nata a metà del 15. secolo,  senza questa invenzione, ben più economica e flessibile della pergamena.

La materia prima per la fabbricazione della carta era fornita dal mondo vegetale; era ottenuta infatti da stracci di fibre vegetali come il cotone, il lino, la canapa. Poiché questo tipo di materiale si rivelò in definitiva piuttosto costoso, si è pensato in seguito di utilizzare la cellulosa ricavata da alberi di legno tenero come il pioppo, il pino, l’abete, la betulla.

Per un lungo periodo fu ancora considerata un mezzo fragile e di bassa qualità, tanto che, a volte, si utilizzava la pergamena per proteggerne i fogli. Ma, per essa, come per altre molte invenzioni (la xilografia, la stampa a caratteri mobili, la polvere da sparo, la bussola, ecc.), tutto il traffico commerciale ebbe comunque origine nella lontanissima Cina.

 

Breve storia del libro manoscritto

I più antichi manoscritti dell’Europa occidentale pervenutici sono rotoli  (“volumen”= avvolgere) di papiro di epoca romana simili a quelli mediorientali ed egiziani.

Niccolò da Ferrara, Polistorio de Magnifico possente et excelso Signore Messer Francesco da Gonzaga, Manoscritto membranaceo (Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino) Con il diffondersi e l’affermarsi del cristianesimo, che utilizzava i testi  nella  liturgia, si iniziò ad adottare il codice rilegato (“codex” = ”caudex” = legno) da una copertina costituita da tavolette di legno che proteggevano le pagine, più pratico e meno deteriorabile. Per lo stesso motivo la resistente pergamena andò a sostituire il fragile papiro, peraltro ormai quasi irreperibile dopo la conquista araba dell’Egitto, suo principale centro di produzione.

Il “volumen” sopravvisse nel medioevo nei rotoli liturgici, con illustrazioni capovolte rispetto al testo per essere visibili dai fedeli mentre l’officiante svolgeva il testo dall’alto del pulpito durante la lettura.

Plinius Caius S. Historia Naturalis - Manoscritto membranaceo, sec. XV (anni 1463-1506), latino, miniato (Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino) La splendida decorazione dei manoscritti medioevali ha origine dall’uso di evidenziare con il rubrum, sorta di inchiostro rosso, ottenuto da carbonato di piombo sottoposto a cottura (minio, da cui deriva il termine “miniatura”), l’inizio dei capitoli, allo scopo di individuarli facilmente in testi all’epoca sprovvisti di indici e numerazione delle pagine. Per le stesse ragioni si cominciò ad inserire le figure e le scene che illustravano il contenuto del testo nei vuoti delle iniziali (lettere “istoriate”) e che man mano finirono per allargarsi fino ai bordi delle pagine, incorniciando il testo scritto, con esiti artistici di altissimo livello.

Il codice, da oggetto liturgico o di studio, fu in questo senso ritenuto, con le sue decorazioni in oro e costosissimi pigmenti (lapislazzuli, porpora), un bene prezioso, un’autentica opera d’arte da donare a personaggi importanti, da ostentare quale rappresentazione del rango sociale raggiunto da parte sia dei nobili che di ricchi esponenti della borghesia.

Breve dicendorum compendium, Manoscritto membranaceo, sec. XV, latino, miniato (biblioteca Nazionale Universitaria di Torino) Con l’istituzione delle prime università, la richiesta di testi scritti aumentò rapidamente: la loro esecuzione, non più appannaggio esclusivo degli scriptoria monastici, divenne un’attività commerciale a tutti gli effetti. L’esigenza di fornire un prodotto a basso costo a studenti non sempre in grado di procurarsi i testi a buon mercato richiese, e ciò grazie agli arabi che la importarono dall’estremo oriente, l’uso della carta, più economica della preziosa pergamena, ormai riservata esclusivamente ad opere di lusso:  il codice era diventato dunque libro. Il Medioevo si colloca grosso modo tra due innovazioni tecnologiche principali, il passaggio dal rotolo al codice, cioè al libro quale si presenta ancora oggi, costituito da fogli rettangolari, piegati a quaderno e assemblati da una cucitura centrale e l’invenzione della stampa.

Le stesse esigenze di produzione su vasta scala e a costi contenuti di un medesimo testo impose la diffusione della stampa a caratteri mobili.

 

La stampa a caratteri mobili

Johannes Gutenberg Con la nascita delle grandi università europee, aumentò la necessità di libri scolastici in gran numero di copie, ma con testo corretto e controllato. La stampa di un testo o di una figura, eseguita con mezzi meccanici in molti esemplari identici, si affermò in Europa verso la metà del XV sec.. Johannes Gensfleish, detto Gutenberg, nativo di Magonza (1394-1399 circa –  3 febbraio 1468), già nel 1440, si dedicò alla sperimentazione di un sistema per produrre uno scritto artificiale. Nel 1450 la sua idea consistè nel produrre le matrici di ogni lettera dell’alfabeto per poter stampare un testo, combinandole in tutti i modi, riutilizzando gli stessi caratteri per altre composizioni, ottenendo in questo modo la possibilità di stampare svariate copie di un documento in un tempo relativamente breve.

I testi scritti che prima venivano ricopiati a mano dai monaci amanuensi furono così riprodotti in maggior numero e con costi più limitati. Tale innovazione ebbe presto un impatto sullo sviluppo di tutti settori dell’industria (metallurgica) e sul commercio.
Gutenberg iniziò la composizione del primo libro stampato; tuttavia, per questioni finanziarie, a portarlo realmente in stampa fu Peter Schöffer;  così, nel 1455, veniva pubblicata la Bibbia a 42 linee. Se i tipografi dell’Europa settentrionale producevano soprattutto libri religiosi, quelli italiani stampavano principalmente opere laiche, come i classici greci e latini che il Rinascimento aveva riscoperto, le novelle degli scrittori italiani e le opere scientifiche contemporanee. La stampa in serie fu certamente un sistema per arginare l’analfabetismo, contribuendo alla più rapida diffusione del libro e della cultura e permise inoltre di dedicarsi con più attenzione al testo. L’Italia divenne una delle mete privilegiate dei tipografi tedeschi, discepoli di Gutenberg; due di loro, Arnold Pannartz e Konrad Sweynheym, nel 1464,  nel convento benedettino di Subiaco  stamparono classici, non libri liturgici: il De oratore di Cicerone, il De divinis institutionibus di Lattanzio e il De civitate Dei di Sant’Agostino. Dall’isolamento di Subiaco, i due tedeschi decisero di trasferirsi a Roma, avviando una collaborazione intensa con il circolo degli umanisti: oltre che con Giovanni Andrea Bussi, vescovo e umanista, col cardinale Bessarione, in quel periodo alla corte pontificia, prima di trasferirsi a Venezia a cui dona la sua preziosa biblioteca.Un punzone, la matrice, un carattere, la forma Nel 1468 fu creato, proprio per la stampa delle lettere di Cicerone, il carattere Cicero, successivamente passato ad indicare il carattere di corpo 12. Nel 1469 compaiono a Venezia i primi stampatori e la città in tempi piuttosto rapidi diviene il centro più prestigioso per il libro a stampa. Aldo Manuzio, nato a Bassiano presso Roma, dal 1495 al 1515 è ritenuto il più importante tipografo ed editore della città lagunare. A lui si deve la definitiva affermazione del carattere latino su quello gotico. Fu il primo ad utilizzare una serie di caratteri inclinati, derivanti dalla scrittura corsiva della cancelleria papale.

Punzoni Con questi caratteri corsivi, Aldo Manuzio stampò la sua famosa serie di libri classici, le cosiddette Aldine.
La stampa a caratteri mobili consisteva in un punzone metallico, recante all’estremità una lettera incisa a rilievo: esso veniva utilizzato per incidere una matrice o una  lastra di metallo più morbido su cui successivamente si potevano fondere (con una lega di piombo, stagno ed ammonio) i singoli caratteri tipografici risultanti a rilievo come il punzone.
I caratteri così accostati consentirono la composizione tipografica: la medesima, inchiostrata, veniva utilizzata per imprimere su fogli di carta, tramite un torchio, le stampe.

 

Francesco Berlinghieri; Geographia, [Firenze, Niccolò di Lorenzo, non dopo il 10 agosto 1482], (BNU) L’incunabolo (libro “in cuna”, in culla) era il nome tecnico convenzionale con cui si indicavano i libri prodotti dalla seconda metà del Quattrocento fino alla fine del 1500. Per tutto il Quattrocento l’incunabolo manteneva comunque l’aspetto del manoscritto, al cui modello si era ispirato. Nel periodo tra il 1450 e il 1500 furono stampate in Europa più di 6.000 opere e il numero di tipografi aumentò rapidamente. Nel 16. secolo gli stampatori non erano soltanto ottimi artigiani, ma soprattutto raffinati umanisti e grandi sapienti. Desideravano innanzitutto porre la tecnica tipografica al servizio di progetti intellettuali ed estetici di grande respiro.

Lancelot du Lac (La Table ronde) - Parigi, 1494, incunabolo membr. (BNU) Le accresciute possibilità di diffusione delle opere a stampa contribuiscono così  all’affermazione di un rinnovamento radicale  del pensiero e della cultura. Dal 1530 in poi, saranno le biblioteche  specializzate ad arricchirsi di libri a stampa, acquisiti in numero sempre crescente rispetto ai manoscritti, il cui  prezzo di mercato risulta proibitivo, seguite dalle biblioteche principali delle più prestigiose corti europee e  dalle biblioteche delle Università. Nel Seicento, benché la fattura del libro a stampa raggiunga vette estetiche impensabili, per lusso e fasto, tuttavia si assiste ad una fase di arresto per quanto riguarda la diffusione del libro a stampa. Fase interrotta in Italia nel secolo successivo: sorgono infatti nuove stamperie, la piú celebre delle quali è quella aperta da Giovanni Battista Bodoni a Parma, sotto la protezione dei Borboni.

Giovanni Battista Bodoni Bodoni si occupa soprattutto dell'aspetto tecnico ed estetico del libro, raggiungendo nell'impaginazione e nella forma dei tipi un equilibrio fino ad allora ineguagliato. Disegna inoltre nuovi caratteri che da lui prendono il nome di caratteri bodoniani. 

Caratteri bodoniani Nel corso del 18. secolo l'editore si distingue dallo stampatore cui è attribuito un compito meramente tecnico. Viene riconosciuto il diritto di proprietà dell'opera da parte dell'autore o dell'editore (copyright). Nascono le prime leggi sulla proprietà letteraria con lo scopo di arginare il fenomeno delle contraffazioni.

Nell’era industriale, ossia nel 19. secolo,  la stampa si impone ovunque: la tiratura dei periodici raggiunse un numero di copie altissimo, particolarmente in Francia e Regno Unito.

L’importante rinnovamento intellettuale, economico e tecnico, soprattutto nei paesi più avanzati economicamente, la trasformazione dei procedimenti di stampa procede di pari passo  con l’allargamento della fascia dei lettori e la mutazione del sistema editoriale e commerciale.

In Italia, Giuseppe Pomba, tra il 1828 e il 1832 diede alle stampe la «Biblioteca popolare». Questa collana, che pubblicò con una veste tipografica modesta le opere classiche della letteratura italiana, greca e latina, esordì con una tiratura iniziale piuttosto ridotta, ma ben presto raggiunge la cifra record per quei tempi di 10.000 copie. Per sostenere questi livelli produttivi, Pomba è costretto a dotare la sua azienda delle più moderne macchine per la stampa, benché il contesto in cui si trova ad operare sia ancora piuttosto arretrato. Il mercato editoriale italiano è ancora strettamente vincolato alla censura e all’esistenza dei privilegi, e anche quando il principio della libertà di stampa viene confermato dagli statuti, dopo il biennio rivoluzionario 1848-49,  non è di fatto garantito da alcuna legge.

Dopo l’Unità diversi elementi contribuiscono all’aumento esponenziale della produzione libraria. In primo luogo l’incremento progressivo della scolarizzazione e la diminuzione dell’analfabetismo; in secondo luogo il costante aumento del pubblico femminile; infine, il diffondersi delle biblioteche popolari circolanti. L’incremento dell'editoria non si verifica in modo uniforme, ma si afferma soprattutto in alcune città del Nord e del Centro, come Torino (con Giuseppe Pomba e la UTET), Milano (con le case editrici Sonzogno e Treves), Firenze (Gabinetto Vieusseux, Felice Le Monnier).

 

Francesca Donat-Cattin